TEMATICHE VARIE
In questa sezione sono trattate alcune tematiche relative al romanzo Lo scrigno di Ossian. Si tratta di argomenti filosofici e letterari che propongono una chiave di lettura per la comprensione di eventi e personaggi.
IL DOPPIO E LA MASCHERA
E' nel segno del doppio che Paolina appare ad Andrea quando egli la incontra per la prima volta sulle scale di casa Ligerio. Non a caso è proprio un Lied di Schubert su poesia di Heine (Der Doppelgänger, Il sosia) a risvegliare in Andrea la memoria del passato e forse un presentimento del futuro, e a sospingerlo verso la donna in una sorta di ipnotica inconsapevolezza.
Il primo sogno di Andrea svela il carattere di doppio-ombra della personalità di Paolina, che gli appare circonfusa di un alone di mistero:
«Quella stessa notte Andrea sognò che Paolina, ancora vestita di bianco, lo fissava gelida, seduta sul divano del suo salone, circondata dalle ombre. In grembo teneva il piccolo scrigno e lo sfiorava con le dita dalle unghie lunghissime e acuminate, mobili come serpi: "Non devi più guardarlo! Mai più…". Così dicendo dischiudeva appena le labbra, dipinte con forza di un rosso lucido e scivoloso come sangue.»
In altre occasioni, il sogno ha per Andrea una funzione di apertura a una cognizione superiore, come presa di coscienza della violenza sessuale perpetrata e subìta.
Il tema del doppio e del sogno viene replicato nell'immagine dipinta sullo scrigno: Ossian sogna. Ma non è il sogno rappresentato da Ingres nel suo famoso Le songe d'Ossian ("Il sogno di Ossian"). L'immagine onirica pare piuttosto ricordare il mito greco, quello di Salmace ed Ermafrodito.
Il mito del doppio e dell'androgino, l'essere metà donna e metà uomo (come Ermafrodito dopo la metamorfosi), era stato caro alla letteratura greca (vedi Salmace ed Ermafrodito - Ovidio, Metamorfosi); e Platone aveva ipotizzato un'origine androgina dell'essere umano. Il soggetto fu poi ripreso in epoca rinascimentale, ispirato dalle tematiche del neoplatonismo e degli studi alchemici, per culminare infine nel Romanticismo con i suoi frequenti riferimenti al doppio (vedi Hoffmann: Gli elisir del diavolo, Maupassant: Lui, Chamisso: La straordinaria storia di Peter Schlemihl, Heine: Il sosia, solo per menzionarne alcuni). E ai giorni nostri, Mircea Eliade nel suo trattato Mefistofele e l'androgine (Edizioni Mediterranee, 1971) sostiene che «non essere più condizionati da una coppia di opposti (femminile e maschile) ha come risultato la libertà assoluta». Infine, per citare una volta di più l'attualmente abusato Vangelo gnostico di Tommaso: «Quando farete dei due uno, e quando farete l'interno come l'esterno e l'esterno come l'interno, e il sopra come il sotto, e quando farete di uomo e donna una cosa sola, così che l'uomo non sia uomo e la donna non sia donna, (…) allora entrerete nel Regno.»
Apriamo una chiosa: l'ultimo versetto del Vangelo, spesso superficialmente interpretato, con l'accenno alla donna che "si fa maschio" per "entrare nel Regno dei cieli", non è una contraddizione di quanto sopra, pare piuttosto una premonizione del femminismo: a livello storico-sociale la donna ha realmente dovuto assimilare il modello maschile per vivere in uno stato compatibile con la condizione terrena, poiché, stando sempre alle parole di Tommaso, "il Regno è sulla terra", rappresentando quindi una condizione esistenziale.
L'EROS NELLO SCRIGNO DI OSSIAN
L'eros è uno dei grandi motori all'interno della Trilogia dello Scrigno. È un eros passionale, irregolare, talora proibito, raramente vissuto come norma (si pensi al personaggio di Philipp, alla sua dissolutezza e incestuosità, si pensi ad Andrea nella seconda parte de Lo scrigno e alla incontenibile energia sessuale di Helèna von Waldenburg).
Tralasciando in questa sede il tema dell'incesto, (l'archetipo Edipico e l'orrore dell'incesto madre-figlio che sarà trattato in Werdenstein, volume secondo della Trilogia dello Scrigno), la tematica del doppio rinvia per sua natura a quella della metamorfosi e della maschera: Philipp von Rosenberg ama travestire la realtà, assecondando nei suoi ospiti (o, forse, prigionieri?...) uno stato di perenne mascheramento. Dietro tale gioco, apparentemente innocente, si nasconde una verità altra che Andrea non tarderà a scoprire.
Il travestimento e la maschera richiamano l'antico rituale attraverso cui si acquisivano i poteri religiosi di ambedue i sessi. Senza scomodare lo hieros gamos (di cui si è fatto un gran parlare in relazione al best seller di Dan Brown Il Codice da Vinci), durante la notte in cui subisce una sorta di iniziazione sessuale nel castello di Werdenstein ad opera di due donne sconosciute, Andrea viene reso vittima-oggetto di un rito misterioso:
«Eppure - era sogno o realtà? - intorno a loro, al di là della grata, si erano radunate misteriose ombre mascherate, che, silenziose, osservavano. Chi erano costoro? E quella figura, avvolta nel domino nero? E i suoi occhi che lo fissavano dietro la larva bianca... Ma a un tratto, essa chinò il capo: quasi un cenno di comando.
Nell'intensità del piacere che esplose passando attraverso ogni fibra del suo corpo, un dolore altrettanto intenso all'altezza di una spalla lo bruciò come fuoco e lo trapassò come una spada. In quell'istante la vista gli si appannò. La sala gli ruotò intorno e si capovolse su di lui.»
FEMMINILE E MASCHILE NELLA TRILOGIA DELLO SCRIGNO
Al di là dei frequenti richiami al doppio e all'androginia, l'intera Trilogia dello Scrigno ha sicuramente una centralità di tipo maschile. Andrea Ligerio, Philipp von Rosenberg, Hans von Rosenberg, Rainer van Hecker, Jacques e Bernard Levy-Beaulieu sono solo alcuni dei personaggi maschili su cui fa leva la vicenda: essi sono seguiti nel loro sviluppo psicologico, rivelati nei moti del loro intimo, con le ferite, i dolori, le ferocie, la vulnerabilità e le contraddizioni della loro umanità.
Tuttavia, anche laddove i protagonisti maschili reggono la narrazione, essi ruotano sempre e inesorabilemnte attorno ai personaggi femminili, dai quali dipende la loro stessa esistenza. Le donne nella Trilogia dello Scrigno hanno una precisa funzione scatenante e, al di là delle apparenze, talora preminente: si pensi a Paolina Ligerio ne Lo Scrigno, al suo potere occulto, o a Helena von Waldenburg in Werdenstein e al suo potere decisamente manifesto. In realtà tutto ruota attorno a loro, ed esse utilizzano i personaggi maschili come proprie funzioni narrative, governando, in maniera esplicita o meno, la vicenda, e condizionandone il divenire.