Il giovane Franz Schubert
 
Illustazione per Il re degli elfi
 

 
TEMATICHE

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Tematiche musicali

Tematiche varie

Tematiche letterarie

Tematiche figurative



TEMATICHE MUSICALI

Nella Trilogia dello Scrigno sono citati diversi temi musicali che formano una sorta di  contrappunto dinamico-linguistico all'azione. Questi temi musicali possono essere considerati quasi come istruzioni registiche per la musica del film che i lettori potrebbero creare nella loro immaginazione. Talora i temi musicali sono suggeriti esplicitamente, altre volte  nascono dall'azione stessa e dallo stato d'animo del personaggio, come sua emanazione. I temi sono spesso tratti dalla liederistica e dall'opera lirica, e non è un caso se l'autrice stessa ha definito Lo scrigno di Ossian (primo volume della Trilogia) "melodramma in prosa".


I temi musicali de Lo scrigno di Ossian

Franz Schubert

Jacques Offenbach

Georg Frederich Handel

Wolfgang Amadeus Mozart



FRANZ SCHUBERT

Der Doppelgänger - Il sosia
Da questo Lied, che può essere considerato come il Leitmotiv dell'incontro tra Andrea e Paolina, è tratto il titolo del primo capitolo del romanzo.
Il Lied fa parte del ciclo Schwanengesang D 957 (Il canto del cigno) che consta di 14 Lieder composti da Franz Schubert nel 1828, anno della sua morte. È uno dei lied più famosi di Schubert. In una notte tranquilla il poeta immagina di spiare la casa che in un tempo ormai lontano fu dell'amata. Ma quale orrore quando vi scorge un uomo dalle sembianze uguali alle sue che gli ricorda il dramma da lui vissuto in quella casa.


Still ist die Nacht, es ruhen die Gassen,
In diesem Hause wohnte mein Schatz;
Sie hat schon längst die Stadt verlassen,
Doch steht noch das Haus auf demselben Platz.

Da steht auch ein Mensch und starrt in die Höhe
Und ringt die Hände vor Schmerzensgewalt;
Mir graust es, wenn ich sein Antlitz sehe -
Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt.

Du Doppelgänger, du bleicher Geselle!
Was äffst du nach mein Liebesleid,
Das mich gequält auf dieser Stelle
So manche Nacht, in alter Zeit?


           Il sosia - scena dal film "Die Winterreise" di F. Lehners. Il brano è cantato dall'attore che interpreta lo stesso Schubert



Erlkönig - Il re degli elfi.
È il Lied di Schubert (D 328) che dà il titolo al capitolo 5 de Lo scrigno di Ossian, e fu musicato nel 1815 sui versi dell'omonima ballata di Johann Wolfgang von Goethe. Il Lied contiene diversi temi cari al romanticismo: il soprannaturale, la notte e la natura, i sentimenti più intimi, la morte.
I versi narrano di un padre che, galoppando nella notte, cerca di portare in salvo il figlio malato. Delirante e spaventato, il bambino è convinto di vedere e sentire il Re degli Elfi che vuole rapirlo. Questi dapprima cerca di convincere il bimbo a seguirlo con le promesse più disparate, poi vista l'inutilità dei suoi tentativi, decide di ricorrere alla forza. Il padre, estremamente in ansia per suo figlio, cerca di rassicurarlo, dando una spiegazione più concreta alle sue visioni (la nebbia, il fruscio del vento tra le foglie degli alberi, dei vecchi salici) Giunto a casa, il padre si accorge che il piccolo è morto tra le sue braccia.

Secondo la mitologia del Nord Europa, il Re degli Elfi era una figura malvagia che appariva danzando con i suoi sudditi nelle foreste nordiche durante la notte, e simboleggiava la morte.

Ne Lo scrigno di Ossian i versi di Goethe sono sdrammatizzati dal tono di basso ronzante di Otto von Rosenberg; in realtà l'ironia della scena aumenta la suspence, e la figura del re degli Elfi sembra richiamare in sottofondo la nordica freddezza di Hans von Rosenberg e costituire una premonizione della figura del duca-re (König) Philipp von Rosenebrg e della morte-metamorfosi spirituale che attende Andrea Ligerio.


Wer reitet so spät durch Nacht und Wind?
Es ist der Vater mit seinem Kind;
Er [hat] den Knaben wohl in dem Arm,
Er [faßt] ihn sicher, er hält ihn warm.

"Mein Sohn, was birgst du so [bang] dein Gesicht?" -
"Siehst, Vater, du den Erlkönig nicht?
Den Erlenkönig mit Kron und Schweif?"
"Mein Sohn, es ist ein Nebelstreif."

>Du liebes Kind, komm, geh mit mir!
Gar schöne Spiele spiel ich mit dir;
[Manch bunte Blumen sind an dem Strand],
Meine Mutter hat manch gülden Gewand.<

"Mein Vater, mein Vater, und hörest du nicht,
Was Erlenkönig mir [leise] verspricht?"
"Sei ruhig, bleibe ruhig, mein Kind:
In dürren Blättern säuselt der Wind."

>Willst, feiner Knabe, du mit mir gehn?
Meine Töchter sollen dich warten schön;
Meine Töchter führen den nächtlichen Reihn
Und wiegen und tanzen und singen dich ein.<

"Mein Vater, mein Vater, und siehst du nicht dort
Erlkönigs Töchter am düstern Ort?"
"Mein Sohn, mein Sohn, ich seh es genau:
Es scheinen die alten Weiden so grau."

>Ich liebe dich, mich reizt deine schöne Gestalt;
Und bist du nicht willig, so brauch ich Gewalt.<
"Mein Vater, mein Vater, jetzt faßt er mich an!
Erlkönig hat mir ein Leids getan!"

Dem Vater grauset's, er reitet geschwind,
Er hält in Armen das ächzende Kind,
Erreicht den Hof mit Müh' und Not:
In seinen Armen das Kind war tot.


           Erlkönig nell'interpretazione del baritono Dietrich Fisher-Dieskau

           Erlkönig nell'interpretazione del mezzosoprano Jessye Norman



Heindensröslein
Rosellina di bosco (in tedesco, Heidenröslein) è una breve poesia tedesca di origine popolare trascritta dal celebre scrittore Johann Wolfgang von Goethe nel 1771 e messa in musica come Lied da Franz Schubert nel 1815. Il Lied è composto da tre stanze e racconta di un bambino che trova una rosa e la vuole cogliere nonostante lei gli dica che lo pungerà; lui continua nel suo intento e si punge.
Nel romanzo Lo scrigno di Ossian i versi alludono ironicamente a certe "debolezze" di Andrea Ligerio…

Sah ein Knab ein Röslein stehn,
Röslein auf der Heiden (...)

Und der wilde Knabe brach
's Röslein auf der Heiden;
Röslein wehrte sich und stach,
Half ihm doch kein Weh und Ach,
Mußt es eben leiden.
Röslein, Röslein, Röslein rot,
Röslein auf der Heiden.


           Heidenröslein nell'interpretazione del tenore Fritz Wunderlich



Frühlingsglaube - Fede di primavera
Il Lied Frühlingsglaube, su poesia di Ludwig Uland, con ingenua e fresca "fede primaverile" accompagna il viaggio di Andrea verso Werdenstein nell'aprile del 1938, preannunciando con l'apertura di un nuovo capitolo della sua vita .


           Frühlingsglaube nell'interpretazione del mezzosoprano Christa Ludwig



Gute Nacht - Buona notte
Winterreise (Viaggio d'inverno) è un ciclo di 24 poesie di Wilhelm Müller musicate da Schubert. Da esso è tratto Guthe nacht  (Buona notte) che segna uno dei momenti più drammatici della vicenda di Andrea Ligerio, richiamando non solo al tema del rifiuto e della separazione dalla donna amata, ma anche alla solitudine dell'anima, alla reincarnazione e al ciclico ritorno delle vite.

Nel Lied di Schubert il protagonista, respinto dall'amata, lascia in silenzio  la casa della donna durante la notte, dopo aver scritto buona notte sulla sua porta, per incamminarsi lungo un solitario sentiero di neve.

L'immagine del viandante (der Wanderer) era un tema caro al romanticismo, e ha ispirato la copertina del secondo volume della trilogia, Werdenstein, su cui è riprodotto il celebre quadro di Caspar David Friedrich: Viandante sul mare di nebbia (Der Wanderer über dem Nebelmeer).


           Gute Nacht nell'interpretazione del baritono Dietrich Fisher-Dieskau

           Gute Nacht nell'interpretazione del mezzosoprano Christa Ludwig



Der König von Thule - Il re di Thule
La celebre ballata di Goethe è bizzarramente recitata da Fritz durante una delle feste mascherate di Werdenstein. Come per altre liriche drammatiche citate nel romanzo, la stravaganza della situazione sembra accentuare per contrasto la drammaticità dei versi. In questo caso l'accostamento a Philipp von Rosenberg e al suo tragico amore è inevitabile.


Es war einst ein König in Thule,
Gar treu bis an das Grab,
Dem sterbend seine Buhle
einen goldnen Becher gab.

Es ging ihm nichts darüber,
Er leert' ihn jeden Schmaus;
Die Augen gingen ihm über,
So oft trank er daraus.

Und als er kam zu sterben,
Zählt' er seine Städt' im Reich,
Gönnt' alles seinen Erben,
Den Becher nicht zugleich.

Er saß beim Königsmahle,
Die Ritter um ihn her,
Auf hohem Vätersaale
Dort auf dem Schloß am Meer.

Dort stand der alte Zecher,
Trank letzte Lebensglut
Und warf den heil'gen Becher
Hinunter in die Flut.

Er sah ihn stürzen, trinken
Und sinken tief ins Meer.
Die Augen täten ihm sinken,
Trank nie einen Tropfen mehr.


           Goethe e la favola del re di Tule


I Lieder di Ossian
Per concludere, non può mancare un accenno al ciclo dei Lieder schubertiani dedicati a Ossian. All'interno del ciclo, Kolmas Klage ("Il lamento di Colma") è il primo e probabilmente il più bello. Il secondo è  Ossian's Lied nach dem  Falle Nathos (Canto di Ossian dopo la morte di Nathos) (D. 278), realizzato nel 1815 e tratto dal lungo poema in prosa in 22 libri del MacPherson, Fingal.

Anche Johannes Brahms (1833-1897) pubblicò negli anni sessanta del 1800 un ciclo di Lieder su testi del MacPherson. Famosa è pure l'Ouverture di Felix Mendelsohn-Bartholdi (1809-1847): Die Hebriden - Fingals Höhe del 1830.


           Lo spartito di Ossians Lied nach dem Falle Nathos

Silenziosa è la notte, riposano le strade,
in questa casa abitava il mio tesoro;
da molto tempo ha lasciato la città,
ma la casa è ancora nello stesso posto.

C'è anche una persona, e guarda fisso in alto,
e si torce le mani per la forza del dolore,
inorridisco nel vedere il suo volto
- la luna mi mostra la mia stessa figura.

Tu sosia, tu pallido compagno!
Perché ti prendi gioco della mia pena d'amore,
che mi tormentò in questo luogo
per tante notti, in un tempo passato?


Chi è che cavalca nella notte e nel vento?
E' un padre a cavallo con la sua creatura;
Fra le sue braccia lo tiene stretto,
Il bimbo è al sicuro, dal freddo protetto. 

Cos'hai, figlio mio, perché stai tremando?
"Non vedi, papà, chi si sta avvicinando?
E' il re degli [elfi]1  con corona e con manto."
"Sta calmo, figliolo, è nebbia soltanto."

"Mio caro bimbetto su vieni con me!
Oh quanti bei giochi farò io con te;
Oh quanti bei fiori sulla riva ci sono,
Mia madre è vestita d'un abito d'oro."

"Papà, papà mio! non riesci ad udire,
del re degli elfi lo strano parlare?"
"Sta' calmo, tranquillo, non avere paura,
Fra foglie cadute il vento sussurra."

"Mio caro bimbetto, su vieni con me,
Le mie belle figlie avran cura di te;
Le mie belle figlie che a notte soltanto
Ameranno cullarti con danze e con canto."

"Papà, papà mio! Non riesci a vedere
Le figlie del re fra le piante oscure?"
"Figliolo mio caro, io vedo soltanto
Le fronde dei salici agitate dal vento."

"Ti voglio, mi piace la tua bella presenza;
E se ti rifiuti ti prenderò con violenza."
"Papà, papà mio, già forte mi ha stretto!
Il re degli elfi mi soffoca il petto!"

Ha orrore il padre, più forte cavalca,
Al figlio che soffre più stretto si abbraccia,
Raggiunge il palazzo con fatica e con sforzo:
Nelle sue braccia il bambino è ormai morto.


Un ragazzo vide una rosellina,
rosellina di bosco (...)

E il brutale ragazzo colse
la rosellina di bosco;
la rosellina si difese e punse,
ma npon le servì gridare né ohi né ahi,
dovette subire e basta.
Rosellina, rosellina, rosellina rossa,
rosellina di bosco.

Illustazione per Il re degli elfi
Il manoscritto di Erlkönig
Illustazione popolare per Heidenröslein
Caspar David Friedrich
Viandante sul mare di nebbia
J. W. Goethe

C'era una volta, in Thule, un re,
fedele sino alla tomba;
la sua amata morendo
gli donò una coppa d'oro.

Nulla gli fu più caro
ad ogni banchetto  la vuotava,
gli occhi gli si riempivano di lacrime
ogni volta che vi beveva.

E quando arrivò presso a morte
contò le città del suo regno,
tutto donò al suo erede,
ma non la coppa d'oro.

Sedeva al banchetto regale,
con i suoi cavalieri,
nella grande sala avita,
là nel castello sul mare.

Là stava il nobile bevitore,
e dopo aver bevuto l'ultimo sorso di vita
gettò giù, nell'onda,
la coppa a lui sacra.

La vide precipitare, colmarsi
inabissarsi nelle profondità del mare.
Gli occhi gli si chiusero per sempre
ed egli non vi non bevve mai più.

 

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