ERNST RÖHM
Biografia
Ernst Röhm (Monaco di Baviera, 28 novembre 1887 – Monaco di Baviera, 30 giugno 1934), benché nato in una famiglia di funzionari statali, fu per scelta e per vocazione un soldato. È rimasta celebre la sua frase: "la guerra e le agitazioni mi attraggono più del buon ordine borghese". Prese parte alla Prima guerra mondiale (1914-18), e alla fine del conflitto fece ritorno in Germania dove partecipò, nelle file dei gruppi di ex-combattenti (freikorps) alla lotta contro la Repubblica Sovietica Bavarese, proclamata a Monaco dopo l'assassinio del suo ispiratore, Kurt Eisner. In seguito, entrò a far parte della Reichswehr, entrando in contatti con gli ambienti dell'estrema Destra nazionalista. Indignato – come tutti gli ufficiali dell'esercito e la maggior parte dei tedeschi - per l'umiliazione inflitta alla Germania dal trattato di Versailles, Röhm si convinse che la Germania avrebbe potuto essere resa nuovamente grande solo da un forte partito a base popolare. Attorno al 1919 fu uno dei primi ad aderire al "Partito dei Lavoratori tedeschi", fondato dal fabbro Anton Drexler, nucleo originario di quello che in seguito divenne il Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori tedeschi. Röhm divenne intimo amico di Adolf Hitler; rimase anzi il solo collaboratore cui Hitler desse familiarmente del "tu".
Röhm, si adoperò per convogliare nelle file del nascente partito nazista un gran numero di ex-combattenti, ottenendo tra l'altro, nella sua veste di ufficiale dell'esercito, la protezione e l'appoggio delle autorità bavaresi. Nel 1923 prese parte al putsch della birreria; in seguito al suo fallimento figurò tra gli imputati al processo per alto tradimento, ma venne liberato sulla parola. Poco tempo dopo, in seguito ad alcuni contrasti con Hitler, nel 1925 ruppe i rapporti con il capo, accettando di recarsi in Bolivia per arruolarsi nell'esercito locale - con il grado di tenente colonnello - in qualità di istruttore militare. Richiamato espressamente da Hitler in patria nel 1930 per riorganizzarvi le SA (le squadre d'assalto che costituivano, allora, il braccio armato del partito), Röhm si gettò con entusiasmo nel nuovo compito: 170.000 nel 1930, nel 1933 le SA arrivarono a contare effettivi per più di due milioni – ben venti volte di più delle forze della Reichswehr - , assumendo una posizione di implicita rivalità nei confronti dell'Esercito.
Il tallone d'Achille: l'omosessualità
Röhm, omosessuale notorio, era per questo fatto molto mal visto in certi ambienti völkisch e di destra, specie quando la sua omosessualità iniziò ad essere usata come strumento di attacco personale da parte della sinistra. Alcune lettere da lui indirizzate a un prostituto furono addirittura pubblicate dalla stampa antinazista dopo un fallito tentativo d'estorsione da parte del giovane.
Hitler rifiutò però sempre di allontanare Röhm sulla base di questo solo dato, salvo ricordarsene dopo la sua caduta, quando avrebbe motivato la necessità della sua eliminazione anche in base a questo elemento. Hitler sottolineò di aver appreso solo nel 1934 dell'omosessualità del suo stretto confidente (Röhm era uno dei pochi amici che dava del tu a Hitler).
La satira politica del tempo commentò quest'affermazione con le parole: "Il Führer si mostrò scioccato quando seppe dell'omosessualità di Röhm - chissà come sarà scioccato quando saprà che Göring è grasso e che Goebbels zoppica...". Poco dopo l'assassinio di Röhm, la persecuzione nazista degli omosessuali (che fino a quel momento non era stata condotta in modo sistematico) conobbe un rapido incremento. Il paragrafo 175 venne inasprito nel 1935 e in quasi tutte le maggiori città si assistette alla chiusura di luoghi d'incontro di omosessuali, a razzie e a delazioni.
Il trionfo
Nel frattempo, nel gennaio 1933 i nazisti erano saliti al potere, e Röhm entrò a far parte del primo gabinetto Hitler e venne nominato Reichsleiter, la più alta carica all'interno dello NSDAP. Ben presto ci furono le prime frizioni con i compagni di partito e con lo stesso Führer. Hitler aveva fin dall'inizio sostenuto che le SA dovessero essere una forza politica e non militare: dovevano servire a spianare al partito, con la violenza e il terrore, la via verso il potere politico. Questo obiettivo era stato ormai raggiunto; molto probabilmente Hitler pensò a questo punto che le turbolente e indisciplinate Sturmabteilungen avessero perduto la propria ragion d'essere. Pare avesse già progettato di ridurne gli effettivi di due terzi. Röhm, che era sempre stato un rappresentante dell'ala radicale del partito, al riguardo la pensava ben diversamente. Egli al contrario insisteva perché l'intero apparato dello stato fosse dato in mano alle SA, cioè a coloro che per primi si erano battuti per portare il nazionalsocialismo al potere: si opponeva strenuamente a qualunque compromesso con la Destra conservatrice rappresentata dalle grandi imprese, dalla finanza, dai proprietari terrieri junker e dalle alte gerarchie militari. Tutti costoro erano rimasti indenni durante il passaggio dal vecchio stato al nuovo Stato nazionalsocialista; continuavano ad occupare i principali posti di comando nel paese, ed esercitavano tuttora il potere. La Sinistra era già stata annientata; Röhm e gli altri radicali del partito - tra i quali figurava anche uno dei fedelissimi di Hitler, Paul Joseph Goebbels - insistevano perché si facesse la stessa cosa con la vecchia Destra, consegnando tutti i posti di comando dello stato a membri del partito, cioè ai vecchi camerati del Führer. In un discorso tenuto nell'agosto 1933 egli disse: "ancora oggi vi sono, in posizioni ufficiali, persone che non hanno la minima idea dello spirito della nostra rivoluzione. Ci sbarazzeremo inesorabilmente di loro se oseranno mettere in pratica le loro idee reazionarie". Röhm credeva che le SA dovessero essere il nucleo di una futura armata rivoluzionaria, un "esercito del popolo" che avrebbe edificato una nuova Germania. In questo ardito programma politico consisteva quella che Röhm chiamava la "seconda rivoluzione", che secondo la sua opinione costituiva il necessario completamento della rivoluzione del 1933. Queste posizioni oltranziste ovviamente finirono per far guadagnare al capo delle SA l'odio mortale dei conservatori, cosa che in seguito doveva essergli fatale.
In ultimo, Röhm arrivò a proporre che si unificassero la Reichswehr, le SA, le SS e tutti i raggruppamenti di ex-combattenti in un unico "esercito popolare" alle dipendenze di un unico ministero della Guerra al quale - questo appariva chiaramente sottinteso - lui, Röhm, avrebbe dovuto sovrintendere. Per il corpo degli ufficiali non ci poteva essere un'idea più nauseabonda. Röhm ebbe continui alterchi con l'allora ministro della Difesa, il generale Werner von Blomberg, senza che uno riuscisse ad avere la meglio sull'altro. A questo punto, la decisione definitiva spettava al Führer. Hitler era sempre stato convinto di come, per consolidare il proprio governo, gli fosse assolutamente necessario l'appoggio delle alte gerarchie militari. I generali, che con la loro acquiescenza gli avevano permesso di salire al potere, possedevano ancora la forza di schiacciarlo se lo avessero voluto. Inoltre, egli non si faceva illusioni sull'effettivo valore militare delle SA. Perciò fu subito propenso a prendere le parti dell'Esercito contro le ambizioni velleitaristiche di Röhm. Probabilmente Hitler decise con largo anticipo di far uscire le squadre d'assalto dalla scena politica, prima di dare disposizioni per un'imponente opera di riarmo che dotasse in breve tempo la Germania di potenti e disciplinate forze armate.
La caduta
Il momento della resa dei conti arrivò nell'estate del 1934, quando al Führer arrivò, segretamente ma per via ufficiale, la notizia che i giorni del vecchio presidente, Paul von Hindenburg erano contati. Hitler progettò di succedere egli stesso a Hindenburg quale presidente del Reich, unificando le due cariche di presidente e cancelliere nella sua persona e rendendo così legale ed effettiva la propria dittatura. Per portare a compimento questo disegno, che costituiva un'aperta violazione alla costituzione di Weimar, egli aveva bisogno dell'appoggio immediato dell'Esercito. Sapeva bene che esso, per appoggiare la sua corsa al potere assoluto, chiedeva il sacrificio di Röhm e delle SA.
Hitler decise quindi che le camicie brune sarebbero state fatte uscire di scena e assicurò le alte sfere militari che nel Terzo Reich l'Esercito sarebbe stata la sola forza in possesso di armi. Dopo che egli ebbe dato questa garanzia, il sostegno dei militari era virtualmente ottenuto. Nonostante tutto, forse Hitler non si sarebbe facilmente deciso ad agire contro Röhm, il camerata a cui era più legato, se l'Esercito e il presidente Hindenburg non gli avessero forzato la mano: ciò puntualmente avvenne nel giugno 1934 allorché il presidente del Reich informò il cancelliere che, se non si fosse immediatamente posto fine al clima di tensione causato in Germania dalle agitazioni delle SA, egli avrebbe proclamato la legge marziale e affidato all'Esercito il controllo dello stato.
Hitler capì che si doveva agire in fretta per prevenire questa misura che avrebbe senz'altro significato la fine per il suo governo. Anche costretto in questa difficile posizione, aveva assolutamente bisogno di un pretesto valido per colpire Röhm e i suoi antichi camerati. I principali nemici di Röhm – il ministro dell'Aviazione Hermann Göring e il capo delle SS Heinrich Himmler - si preoccuparono ora di fornirglielo, assicurandogli di avere le prove che le SA stessero preparandosi per attuare un colpo di stato contro il governo del Reich, per affrettare così il compimento della "Seconda Rivoluzione". Molto probabilmente questo non era vero, ma Hitler credette – o volle credere - alla versione dei suoi due principali luogotenenti e ordinò loro di soffocare il putsch di Röhm. Alla fine, tutto non fu che un espediente di Göring e Himmler per vendicarsi di molti dei loro nemici personali: i due si erano ovviamente preoccupati di compilare in anticipo una lista di "cospiratori" votati alla morte. Röhm era uno dei primi in lista.
La purga cruenta, nota in seguito come la "Notte dei lunghi coltelli", ebbe luogo tra la sera del 29 e il primo pomeriggio del 30 giugno 1934. Le esecuzioni furono eseguite dalle SS di Himmler e dalla polizia personale di Göring (l'esercito non aveva intenzione di sporcarsi le mani), e il numero delle vittime non venne mai stabilito con precisione. È probabile che esse abbiano superato il migliaio. Röhm, rintracciato con due attendenti in un albergo di Monaco, fu raggiunto sul luogo da Hitler, che gli rinfacciò la sua "infedeltà" e volle offrire al suo vecchio amico - considerandolo evidentemente un atto di misericordia - la possibilità di uccidersi per scampare all'esecuzione. Röhm si rifiutò: "Se devo morire, che sia Adolf a farlo", avrebbe detto. A questo punto, le versioni sono discordanti: sembra comunque probabile che il capo delle SA venisse portato in gran fretta in un carcere di Monaco e lì ucciso da due ufficiali delle SS (uno dei quali presubilmente fu Theodor Eicke).