Trilogia di Ossian
dove il giovane Andrea Ligerio vive con i propri familiari, si festeggia con una grande cena l'arrivo delle due zie paterne, Paolina e Gioconda, di ritorno dalla Germania del Terzo Reich. Andrea, studente di piano dal carattere sensibile e sognatore, è profondamente attratto dalla giovane zia Paolina, donna affascinate quanto ambigua. Ma l'inatteso arrivo del cugino Hans von Rosenberg, figliastro di Gioconda, lo pone di fronte a una scomoda realtà: Hans è bellissimo, il prototipo dell'ariano biondo e crudele, e Andrea scopre di avere in lui un temibile rivale, sospettando una preesistente relazione tra la zia e il cugino. Quest'ultimo a sua volta sviluppa per lui un odio feroce e vendicativo. 
Obbligato a trasferirsi in Germania a seguito di una serie di drammatici eventi, Andrea partirà portando con sé un piccolo scrigno su cui è raffigurato un guerriero addormentato tra le rocce, dono di Paolina. Ha inizio per lui una nuova fase dell'esistenza.

Germania 1938. Dopo un breve soggiorno a Monaco di Baviera presso gli zii per proseguire i suoi studi di piano, Andrea viene introdotto nell'ambiente fastoso di Werdenstein, il castello bavarese del duca Philipp von Rosenberg, uomo potente e misterioso, nonché ricco mecenate e protettore di artisti, che raccoglie attorno a sé  una stravagante corte. Ma una volta entrato  a Werdenstein, il giovane scoprirà che non è così facile uscirne, che quel luogo, apparentemente incantevole, cela in realtà un pericoloso segreto, e che Philipp von Rosenberg non è esattamente quale appare. Fra intrighi politici, omicidi, occulti riti d'iniziazione e sfrenate dissolutezze, che tuttavia non lo aiuteranno a distaccarsi dal ricordo della donna amata, Andrea sembrerà smarrire la propria anima e la coscienza di se stesso, in un'inarrestabile discesa agli inferi...

Abbiamo qui un ribaltamento di scenario: non più la cupa Lucania, ma il fasto, il lusso dei castelli di Baviera. Inoltre, mentre nella prima parte abbiamo avuto il prevalere di elementi intimisti, quali l'amore, la passione, l'eros, nella seconda si aggiungono l'incalzare dell'azione, l'avventura, il mistero, l'intrigo politico, la filosofia. Importante in questa fase anche l'elemento storico: vedremo entrare in gioco la Notte di Cristalli e il paragrafo 175

AL DI LA' DI QUESTE MURA MI RATTRISTANO LE OMBRE DEL GIARDINO SPOGLIO CHE SONO COME L'ECO DEI MIEI PENSIERI. EPPURE UN TEMPO VIVE- VO LAGGIU'. ORA NO, NON VOGLIO LE
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AMBIENTAZIONE

La prima parte de Lo scrigno di Ossian  (1937) si svolge in Lucania (l'attuale Basilicata).

La Lucania  è una terra aspra e rocciosa, ma anche misteriosa, ancora oggi quasi incontaminata e selvaggia, ricca di fascino.

Nello Scrigno di Ossian essa  si delinea attraverso interni di case antiche dai misteriosi anfratti, fughe di stanze e corridoi dove echeggiano sospiri e si consumano accese passioni e rivalità senza scampo; volte di decadenti gallerie che suggellano amori impossibili; empori ottocenteschi dove il tempo è sospeso nell'irrealtà del sogno e l'erotismo di De Sade suscita fremiti nascosti dietro gli ambigui sorrisi di una femminilità stregata.

La natura è un tempio in cui viventi colonne
lasciano talvolta sfuggire confuse parole;
l'uomo vi passa, attraverso foreste di simboli,
che lo guardano con sguardi familiari.
Simili a lunghi echi, che di lontano si confondano
in una tenebrosa e profonda unità - vasta come la notte
e la luce - i profumi, i colori e i suoni si rispondono.

Charles Baudelaire
I fiori del male:  Corrispondenze (Correspondences)

Nella seconda parte lo scenario si ribalta: siamo in Germania (1938), e precisamente in Baviera, dove sorge il favoloso castello di Werdenstein.

La Baviera è terra ricca di castelli magnifici. Basti pensare a quelli fatti costruire dal re Ludwig, il re omosessuale e folle, mecenate del compositore Richard Wagner, che morì suicida, annegato nel lago di Starnberg.

Qui le passioni si tingono di tinte sanguigne, e lo sforzo e il lusso accentuano i contrasti.

L'eros si libera da ogni catena; non più nascosto, lascia cadere la maschera e si svela nella sua tragica bellezza difforme. Donna e uomo non hanno più confini d'identità, ma trapassano dall'una all'altro, l'una nell'altro, al suono delle musiche di Mozart e di Händel. Così il secolo XX, senza più reticenze, assume le sembianze del XVIII: la cupa Germania del terzo Reich si traveste con i panni della luminosa corte di Versailles, e trionfante cammina anch'essa verso il patibolo sul quale ancora una volta cadranno le teste.





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